LAVORO, CASADEI (M5S): CORDOGLIO PER PASQUALE ANDRIOTTA. PRECARIETÀ E CARICHI INSOSTENIBILI NON POSSONO ESSERE LA NORMALITÀ
Piacenza, 01 settembre 2026 - Esprimo il mio più profondo cordoglio per la morte di Pasquale Andriotta, corriere di 42 anni e padre di tre figli piccoli, colpito da un malore mentre effettuava una consegna a Piacenza. Alla sua famiglia, ai suoi figli, agli amici e ai colleghi va tutta la mia vicinanza.
Spetterà agli accertamenti chiarire le cause del malore e ogni circostanza rilevante, ed è quindi sbagliato attribuire prematuramente all’organizzazione del lavoro un ruolo causale che non è stato dimostrato. Ma sarebbe altrettanto sbagliato rimuovere il contesto che conosciamo. Pasquale era all’ultimo giorno di un contratto a termine e temeva che non gli sarebbe stato rinnovato. Nelle stesse ore i colleghi scioperavano per denunciare carichi crescenti, carenza di personale, turni sempre più pesanti e un’organizzazione ritenuta ormai insostenibile. Sono elementi che non autorizzano conclusioni anticipate, ma pongono domande legittime alle quali è necessario dare risposte chiare.
È normale lavorare con l’angoscia di non sapere se il giorno successivo avrà ancora uno stipendio con cui sostenere la propria famiglia? La precarietà prolungata indebolisce il potere contrattuale di una persona e ne limita concretamente la libertà di sottrarsi a condizioni considerate troppo gravose. Un contratto a termine non deve mai diventare uno strumento di pressione e la rapidità delle consegne non può essere ottenuta scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori carichi e ritmi incompatibili con la salute e con una vita dignitosa. C’è una profonda differenza tra flessibilità e vulnerabilità imposta.
Non esistono lavoratori invisibili, esistono invece persone che la politica e un certo modello economico hanno scelto per troppo tempo di non vedere. Nella logistica, la moltiplicazione di appalti e subappalti rischia di frammentare non soltanto il lavoro ma anche le responsabilità, e questo va fermato. Il ruolo sociale del committente non può fermarsi davanti ai confini di un contratto, ma deve riguardare anche la qualità dell’occupazione, la sostenibilità dei carichi e la tutela della salute lungo l’intera filiera.
Appalti e subappalti, pubblici e privati, seguono la logica del prezzo più basso come unico parametro, costruendo convenienza economica attraverso la compressione di salari, organici, diritti e sicurezza. Servono invece criteri che premino la qualità del lavoro, l’adeguatezza del personale, la sostenibilità dell’organizzazione e la corretta applicazione dei contratti collettivi. Il prezioso ruolo sociale delle imprese deve tornare al centro dell'azione politica. Il profitto è legittimo e necessario per la continuità di un’azienda, ma non può essere l’unica misura del suo successo, né si può ottenere sulle spalle di chi vede aumentare precarietà, salari insufficienti, stress, malessere e paura del futuro. La crescita ha valore quando migliora concretamente il lavoro e la qualità della vita, ma se produce profitti impoverendo e rendendo più fragile chi la rende possibile, non è sviluppo ma disumanizzazione del lavoro.
Il Movimento 5 Stelle ha già presentato in Parlamento una mozione per rafforzare le tutele di chi lavora nella logistica e attraverso le piattaforme digitali, a partire dai rider, e chiede a tutte le forze politiche di confrontarsi su soluzioni concrete. La politica torni ad essere ossessionata dalla restituzione di dignità a chi ne viene privato.
A Pasquale dobbiamo rispetto e verità. Alla sua famiglia tutta la nostra vicinanza. Ai suoi colleghi risposte concrete.
Spetterà agli accertamenti chiarire le cause del malore e ogni circostanza rilevante, ed è quindi sbagliato attribuire prematuramente all’organizzazione del lavoro un ruolo causale che non è stato dimostrato. Ma sarebbe altrettanto sbagliato rimuovere il contesto che conosciamo. Pasquale era all’ultimo giorno di un contratto a termine e temeva che non gli sarebbe stato rinnovato. Nelle stesse ore i colleghi scioperavano per denunciare carichi crescenti, carenza di personale, turni sempre più pesanti e un’organizzazione ritenuta ormai insostenibile. Sono elementi che non autorizzano conclusioni anticipate, ma pongono domande legittime alle quali è necessario dare risposte chiare.
È normale lavorare con l’angoscia di non sapere se il giorno successivo avrà ancora uno stipendio con cui sostenere la propria famiglia? La precarietà prolungata indebolisce il potere contrattuale di una persona e ne limita concretamente la libertà di sottrarsi a condizioni considerate troppo gravose. Un contratto a termine non deve mai diventare uno strumento di pressione e la rapidità delle consegne non può essere ottenuta scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori carichi e ritmi incompatibili con la salute e con una vita dignitosa. C’è una profonda differenza tra flessibilità e vulnerabilità imposta.
Non esistono lavoratori invisibili, esistono invece persone che la politica e un certo modello economico hanno scelto per troppo tempo di non vedere. Nella logistica, la moltiplicazione di appalti e subappalti rischia di frammentare non soltanto il lavoro ma anche le responsabilità, e questo va fermato. Il ruolo sociale del committente non può fermarsi davanti ai confini di un contratto, ma deve riguardare anche la qualità dell’occupazione, la sostenibilità dei carichi e la tutela della salute lungo l’intera filiera.
Appalti e subappalti, pubblici e privati, seguono la logica del prezzo più basso come unico parametro, costruendo convenienza economica attraverso la compressione di salari, organici, diritti e sicurezza. Servono invece criteri che premino la qualità del lavoro, l’adeguatezza del personale, la sostenibilità dell’organizzazione e la corretta applicazione dei contratti collettivi. Il prezioso ruolo sociale delle imprese deve tornare al centro dell'azione politica. Il profitto è legittimo e necessario per la continuità di un’azienda, ma non può essere l’unica misura del suo successo, né si può ottenere sulle spalle di chi vede aumentare precarietà, salari insufficienti, stress, malessere e paura del futuro. La crescita ha valore quando migliora concretamente il lavoro e la qualità della vita, ma se produce profitti impoverendo e rendendo più fragile chi la rende possibile, non è sviluppo ma disumanizzazione del lavoro.
Il Movimento 5 Stelle ha già presentato in Parlamento una mozione per rafforzare le tutele di chi lavora nella logistica e attraverso le piattaforme digitali, a partire dai rider, e chiede a tutte le forze politiche di confrontarsi su soluzioni concrete. La politica torni ad essere ossessionata dalla restituzione di dignità a chi ne viene privato.
A Pasquale dobbiamo rispetto e verità. Alla sua famiglia tutta la nostra vicinanza. Ai suoi colleghi risposte concrete.
Lorenzo Casadei - Consigliere regionale Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna